Cuba vara la liberalizzazione del mercato immobiliare

November 10th, 2011 No comments

Veduta di L'Avana

Veduta di L'Avana (immagine di Patrick Nouhailler via flickr.com)

Cuba fa un altro passo verso la liberalizzazione del mercato interno. Dopo l’ascesa di Raul Castro, che ha preso il potere dal fratello Fidel, sono state approvate alcune misure di apertura al libero mercato, come quella che toglie alcune limitazioni allo scambio di automobili. Ora tocca al mercato immobiliare: si potranno finalmente acquistare e vendere immobili – operazioni che fino a oggi si sono fatte con il baratto o ricorrendo al mercato nero – in un paese nel quale l’80 per cento degli abitanti è proprietario della propria casa. La riforma viene in un periodo particolarmente critico per il mercato immobiliare cubano: si stima infatti che, a causa dei disastri provocati dagli uragani, servirebbero ancora un milione di alloggi per soddisfare la domanda interna.

Oggi, dopo 50 anni e dopo oltre 60 anni dalla rivoluzione dei barbudos, la popolazione cubana potrà tornare alla compravendita privata della propria abitazione. Il fratello di Fidel Castro, Raul Castro, che ha preso in mano il potere nel 2008, ha infatti fatto approvare una legge che riforma il mercato immobiliare, consentendo la vendita, la donazione e lo scambio di edifici privati.
Quello cubano è un popolo di possessori di case: più dei tre quarti degli abitanti, infatti, è proprietario di una casa. Tuttavia, a causa di una legislazione restrittiva in questo senso, si potevano fare scambi immobiliari solo al di fuori della legge. Se aggiungiamo anche una carenza abitativa aggravata dagli uragani (c’è bisogno ancora di un milione di case), la nascita di un mercato nero trova piena giustificazione.

Chi potrà accedere a questa nuova normativa? Tutti i cittadini cubani e gli stranieri residenti in maniera permanente. Le autorizzazioni preventive, che sono state necessarie per cinquant’anni, saranno cancellate; si dispone che si possa possedere una sola “prima casa” e una sola casa per le vacanze.

Questa riforma è un ulteriore passo avanti, benché ancora limitato, verso una piena liberalizzazione del mercato dell’isola, fino al 2008 rigidamente controllato dal governo. A ottobre è stata infatti liberalizzata la compravendita di automobili, anche se, anche qui, con restrizioni e limitazioni che non permettono di dichiarare la piena libertà del mercato. Il divieto di vendere e acquistare case fu stabilito da Fidel Castro subito dopo la presa del potere nel 1959; da quel momento in poi prosperò il mercato nero e si ritornò a forme di scambio sommerso, come il baratto.

Mercato immobiliare, mutui e acquisti di case in calo

October 26th, 2011 No comments

Gli italiani, popolo di risparmiatori, non se la sentono di comprare casa in questo momento. La contrazione dei redditi dovuta alla crisi economica e l’aspettativa di ulteriori e maggiori stangate fiscali hanno provocato una minore richiesta di mutui e, di conseguenza, di compravendite di immobili.

gru-cantiere

Ottobre porta con sé una tendenza negativa per l'acquisto d'immobili e per la richiesta di mutui.

La gente chiede sempre meno mutui e, perciò, calano le compravendite di immobili. È questa la fotografia del mercato immobiliare scattata da Eurisc, un sistema di informazioni creditizie che tiene d’occhio in particolare il mercato della casa, e dall’ISTAT, l’istituto nazionale di statistica. Per quanto riguarda i prestiti per comprare casa, si registra una flessione del 23 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010. Assieme a questo calo, scende anche l’importo richiesto alle banche per l’acquisto dell’abitazione: da 139.000 a 136.000 euro.

Ma quali sono le cause che hanno portato a questa contrazione della richiesta di mutui? È tutta colpa della crisi e delle misure adottate dal governo per contrastarla (ossia l’aumento dell’imposizione fiscale). C’è infatti, nelle famiglie italiane, una generale perdita di fiducia nei confronti della loro capacità di risparmio. Insomma, se in passato i soldi messi da parte potevano essere spesi con maggiore disinvoltura, perché gli affari andavano bene (o non così male), oggi gli italiani si fanno qualche remora in più nell’aprire i cordoni della borsa. Soprattutto se si tratta di un vincolo così tenace e prolungato nel tempo come un mutuo.

C’è poi da aggiungere che, pur ritrovandosi in difficoltà economiche, molti riescono ad avere un alto tasso di risparmio: prima di mettere sul mercato la casa di proprietà, dunque, si ricorre al denaro accantonato per pagare eventuali debiti. Ecco quindi spiegato perché l’ISTAT ha rilevato una diminuzione delle compravendite di immobili in questo periodo dell’anno rispetto al primo trimestre del 2010. Il calo è del 2,4 per cento (4.500 unità in meno), concentrato in particolar modo al Sud (-6,9 per cento) e nelle isole (-3,7 per cento); il Nord, invece, mostra segni di ripresa, seppur molto timida: +0,1 nel Nordovest per l’acquisto di abitazioni, +2,8 nel Nordest per gli immobili d’uso economico.

Ristruttura la casa con i criteri CasaClima

October 19th, 2011 No comments

Le abitazioni italiane sono, per la maggior parte, vecchie e, quindi, poco efficienti energeticamente. Questo provoca un aumento dei consumi e… della bolletta. Lo standard CasaClima può risolvere anche questo problema, fornendo criteri per la ristrutturazione dell’immobile. E per chi esegue migliorie energetiche c’è una detrazione IRPEF del 55 per cento.

Casa fatiscente

Una casa vecchia è meno energeticamente efficiente (immagine di pizzodisevo via flickr.com)

Basta farsi un giro nei centri storici di grandi e piccole città: molte abitazioni sono vecchie, alcune addirittura cadenti. E non fanno parte del patrimonio storico italiano. Questo cosa comporta? Consumi energetici che impennano, per via di un “involucro” poco efficiente, incapace di isolare correttamente la casa (almeno secondo gli standard odierni).

Ciò avveniva perché negli anni in cui fu costruita la maggior parte delle case – il secondo dopoguerra – l’energia costava molto poco, perciò il consumo, anzi lo spreco di calore non era considerato tale. Anche per la spinta ottimistica della ricostruzione, che avrebbe portato di lì a poco al boom economico.

I dati, però, ci dicono che è ora di prendere cazzuola e calderella e cominciare a ristrutturare le abitazioni obsolete: il 60 per cento del patrimonio immobiliare italiano risale infatti al periodo 1946-1981; le case del Nord Italia consumano in media dai 18 ai 20 litri di gasolio per metro quadrato annuo, laddove la media nazionale si ferma a 12-14 litri.

Oggi ci sono degli strumenti per rimediare a questa situazione. Lo standard CasaClima, per esempio, non solo presiede all’edificazione di alloggi eco-compatibili ed energeticamente efficienti, ma permette anche di risanare case costruite anni o decenni fa. Con una ristrutturazione mirata e rispettosa dei suoi criteri, si può ottenere un risparmio fino al 90 per cento dei consumi precedenti.

Ma come si procede per arginare la dispersione di calore? Si inizia, prima di tutto, con un sopralluogo e un’analisi dell’immobile. Si valutano, poi, i punti critici, dal tetto al solario, dallo scantinato all’impianto di riscaldamento. Infine, viene calcolato il fabbisogno energetico, che sarà successivamente paragonato ai consumi effettivi.

Un simile intervento ha, comunque, un costo non indifferente, soprattutto per chi, con questi chiari di luna, ha visto ridursi il proprio potere d’acquisto. Ci sono però alcune agevolazioni fiscali predisposte ad hoc dallo stato: si può infatti accedere a una detrazione IRPEF del 55 per cento.

Edilizia sociale, la rivoluzione degli alloggi 2.0

October 15th, 2011 No comments

È iniziata la rivoluzione sociale dell’edilizia popolare: case a basso costo, ma senza rinunciare alla qualità, all’eco-sostenibilità e alla creazione di spazi di socializzazione. Un mutamento radicale che è già cominciato sia in Europa sia in America e ora sta prendendo piede anche in Italia, complice la crisi, che ha ridotto il potere d’acquisto del ceto medio, e la crescente domanda di alloggi a prezzi calmierati, soprattutto da parte dei giovani.

Edilizia pubblica Berlino

Un edificio di edilizia pubblica a Berlino (immagine di J@ck! via flickr.com)

L’aggettivo “sociale” sembra essere la chiave interpretativa di questi primi decenni degli anni Duemila. Dalla nascita e il successo mondiale di Facebook, la rete sociale per eccellenza, la condivisione e la riunione in comunità – non indaghiamo qui la genuinità di questo fenomeno – sono diventate un nuovo modello di convivenza e di relazione.

Così, anche l’edilizia si fa “sociale”, come Facebook. Il futuro dell’edilizia è quindi nella mescolanza fra basso costo, qualità e rispetto per l’ambiente, con abitazioni in grado, prima di tutto, di essere appetibili – e abbordabili – per categorie sociali come i giovani e il ceto medio, il cui potere d’acquisto, con la crisi, si è notevolmente ridotto.

Questo nuovo concetto è destinato a rimodellare centri urbani e periferie anche in Italia. Il fenomeno, infatti, si è già avviato da qualche tempo in Europa – in Paesi come Svezia e Francia – e in America, negli USA e in Brasile. Dell’edilizia sociale hanno cominciato a interessarsi anche le pubbliche amministrazioni, alle prese con lunghe file di persone che richiedono alloggi a prezzi calmierati; tant’è che i dati di FederlegnoArredo parlano di una previsione di investimenti di 10 miliardi di euro nel campo dell’edilizia sociale, per la realizzazione di 50.000 appartamenti. Tutto ciò a fronte di una domanda che, per dare un esempio, in Lombardia raggiunge il 42,1 per cento.

Le linee direttrici di questa rinascita dell’edilizia popolare, che prende spunto sì dalla rivoluzione delle reti sociali, ma anche da modelli quali la spregiudicatezza commerciale delle compagnie aeree a basso costo, sono quelle che portano alla eco-compatibilità, all’economicità e alla creazione di nuovi spazi sociali. Anche la rapidità di costruzione è tra gli obiettivi, che mira a eliminare i cantieri infiniti: l’ultima pietra sarà posata entro tre mesi, e l’appartamento sarà “chiavi in mano”.

Al Made Expo, conclusosi l’8 ottobre, sono state proposte alcune soluzioni per evitare che la nuova rivoluzione della casa 2.0 faccia la fine di tanti altri tentativi, infrantisi di fronte all’impossibilità di evitare la formazione di ghetti. Spazio dunque alla cura delle aree comuni e all’offerta di servizi come sale conferenze e sale relax, orti e palestre. Sempre, ovviamente, con un occhio al prezzo. Insomma, l’edilizia sociale sarà sinonimo di socializzazione e qualità nella costruzione alla portata di tutti.

CasaClima certifica l’abitazione eco-sostenibile

October 10th, 2011 No comments

CasaClima è una certificazione ecologica in grado di misurare l’eco-compatibilità delle nuove abitazioni. Nata a Bolzano nel 2005, ha preso piede anche all’estero. La procedura per ottenere il “bollino verde”, che valuta sia la sostenibilità ambientale sia il risparmio energetico, prevede severi controlli.

Casa in costruzione

La certificazione CasaClima comprova l'efficienza energetica delle nuove case (immagine di Martin Pettitt via flickr.com)

L’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo è un problema serio. In particolare, l’effetto serra – e il riscaldamento globale che ne deriva – è un fenomeno preoccupante. Per fortuna, grazie all’ingegno umano e alla buona volontà, siamo riusciti a inventarci diversi modi per porre rimedio a questa situazione.

In ambito edile, per esempio, si parla sempre di più di case a basso consumo energetico. L’efficienza energetica della casa comprende diverse soluzioni, dai pannelli solari, all’impiego di materiali per ridurre la dispersione termica. Per misurare l’eco-compatibilità delle case di nuova costruzione è nato il metodo di certificazione CasaClima.

Nata da un’idea di un funzionario della provincia di Bolzano – sempre in prima fila nelle questione ecologiche – la certificazione ha avuto una sanzione ufficiale il 12 gennaio 2005, con il decreto del presidente della giunta provinciale altoatesina 34/2004. Le regole stabiliscono che, per ottenere il “bollino” CasaClima dall’omonima agenzia, è necessario che l’abitazione consumi meno di 70 chilowattora per metro quadrato all’anno (classe energetica C).

L’iniziativa altoatesina ha avuto un tale successo che, non solo altre province italiane hanno seguito l’esempio dei sudtirolesi, ma anche altre nazioni, come Austria e Germania, hanno cominciato a rilasciare le prime certificazioni energetiche.

Ma che cosa attesta CasaClima? Misura innanzitutto l’efficienza dell’involucro, analizzando gli aspetti progettuali che minimizzano lo spreco d’energia; poi valuta la sostenibilità ambientale, prendendo in esame la scelta dei materiali e l’impiego di sistemi a basso consumo d’energia.

La procedura per arrivare a questa garanzia coinvolge tutte le fasi della costruzione dell’edificio. I funzionari di CasaClima seguiranno con scrupolo la fase progettuale, il processo di costruzione e la fase finale, durante la quale sarà fatta una verifica di congruità coi propositi iniziali. Superata la prova, finalmente si potrà “appiccicare il bollino” verde alla nostra abitazione, che ha una validità di 10 anni.

Come rendere la casa eco-compatibile

September 30th, 2011 No comments

Casa ecologica

Come vivere in una casa eco-compatibile

Ecco come vivere rispettando la natura anche attraverso la propria abitazione. Possiamo operare sulla scelta di tinta per pareti, pavimento, elettrodomestici e arredamento per una casa davvero ecologica.

Bioarchitettura”, “bioedilizia”: tutti termini oggi in voga, che indicano una sorta di simbiosi della casa con la natura. Ma come tutti gli altri “bio-neologismi”, sembra che questi nuovi modi di concepire e costruire l’abitazione siano ancora snobbati o considerati appannaggio della sola classe medio-alta.

Eppure, sarebbe possibile vivere in una casa rispettosa – o quanto più rispettosa possibile – dell’ambiente, se solo si adottassero dei piccoli accorgimenti.

Prendiamo, ad esempio, le pareti. Per prima cosa, evitiamo di piastrellare tutta la cucina e il bagno, ché i muri debbono “respirare”. La vernice, poi, dovrebbe essere ad acqua ed ecologica, perché così si possono ottenere due vantaggi: la traspirazione delle pareti e l’assenza di sostanze tossiche.

Quanto al pavimento, il materiale per i parquet dovrebbe essere scelto fra i legni nazionali, invece che fra quelli d’importazione, giacché i legni esteri (spesso africani o asiatici) sono trattati con antiparassitari. La posa, poi, dovrebb’essere eseguita a incastro, senza l’ausilio di colle, che sono tra le maggiori fonti d’inquinamento domestico.

Per pulire il parquet, meglio impiegare trattamenti ecologici appositi (i negozi di ferramenta e fai-da-te ne sono certamente forniti), piuttosto che le solite vernici.

E riguardo agli elettrodomestici? Frigoriferi, lavatrici e televisioni a basso consumo sono oggi in commercio a prezzi relativamente abbordabili. Molti, però, penseranno ai possibili danni provocati dai campi elettromagnetici. Nessun paura: il 99 per cento degli elettrodomestici non dà problemi di alcun tipo al di fuori del raggio d’un metro. Attenzione, invece, a telefoni cellulari e radiosveglie: meglio tenerle fuori dalla camera da letto.

Infine, un rapido sguardo all’arredamento. Se non ci si può permettere il legno massello, una buona alternativa sono i pannelli di compensato o di legno lamellare, purché siano costruiti e trattati con criteri di compatibilità.

In Spagna il mercato delle case recupera: +7% nel 2010

February 17th, 2011 No comments

Barcellona, Sagrada FamiliaA quasi tre anni dall’esplosione della bolla immobiliare in Spagna, si vedono i primi segnali di un timido recupero. Dopo le flessioni del 2008 (-29 percento) e 2009 (-25), il +7 percento dell’anno passato dà un segnale d’incoraggiamento. Ma forse è solo apparenza: l’aumento è limitato ai primi sei mesi e ancora a dicembre le vendite calavano dell’1,7 percento.

Ricordate la bolla immobiliare spagnola, che scoppiò nell’estate del 2008, subito dopo quella dei mutui sub-prime statunitensi? Ora sembra che il mercato immobiliare iberico si sia parzialmente ripreso da quella brutta batosta: nel 2010 le vendite di case hanno visto un incremento del 6,8 percento, secondo i dati preliminari che l’Istituto nazionale di statistica (Ine) ha diffuso giovedì 10 febbraio.

La crisi della compravendita di immobili aveva fatto sentire i suoi effetti molto presto. Già nel 2009 le conseguenze di questo disastro si potevano vedere per le vie di città come Barcellona, dove miriadi di cartelli “vendesi” o “affittasi” tappezzavano le finestre di condomìni, palazzine e casamenti.

Durante gli anni ruggenti del boom d’acquisti di case e appartamenti, si potevano vedere banche proporre mutui con slogan che invitavano a comprare un appartamento e a impiegare i soldi dell’ipoteca per farsi la barca. Un invito a godersi la vita che portò i maggiori istituti di credito spagnoli a subire pesanti esposizioni, da Caja Madrid-Bancaja (più di 19 miliardi) al Bbva (15,5 miliardi), dalla banca Santander (9 miliardi) alla Caixa Catalunya (6,5 miliardi).

La flessione del 2008 era stata del 28,8 percento. Perdite a due cifre registrava anche il 2009: meno 25,1 percento. Ora il mercato comincia a respirare, anche se i dati positivi nel 2010 riguardano soltanto il primo semestre, quando gli aumenti del 16 e 18 percento furono provocati dalla previsione dell’adeguamento al rialzo dell’IVA avvenuto lo scorso luglio.

La ripresa potrebbe dunque essere solamente apparente, se è vero che ancora lo scorso dicembre le vendite riscontravano un calo del 1,7 percento a riguardo dello stesso mese del 2009. Gli immobili venduti l’anno scorso sono stati 441.368; siamo ancora lontani dall’anno pre-crisi del 2007, in cui le vendite furono 775.300.

Un terzo dei single italiani chiede un mutuo

January 30th, 2011 No comments

prestito in banca

Un terzo dei single italiani chiede un mutuo

Anche i single decidono di impegnarsi per comprare una casa, pur senza il sostegno di un compagno o di un coniuge. Più del trenta percento di chi vive solo, infatti, si rivolge alle banche per chiedere un mutuo. Prevale la voglia di possedere un oggetto di valore come un immobile, ma l’aiuto della famiglia è ancora necessario.

Anche i soli si fanno la casa

La notizia sembra segnare una svolta: anche chi è solo non si rassegna a vivere tutta la vita in affitto e vuole comprar casa. Secondo l’analisi sul mercato dei prestiti immobiliari condotta dal mediatore in linea mutui.it, un terzo dei singoli italiani (il 35 percento) si accolla un mutuo pur di avere “una stanza tutta per sé”.

A dire il vero non è soltanto chi non vuole (o non riesce ad avere) compagnia a chiedere soldi alle banche per un appartamento: nel novero dei futuri proprietari solitari ci sono anche separati e divorziati. Tutti, comunque, accomunati dall’assenza del sostegno d’un compagno che aiuti a pagare le rate mensili.

Il profilo dei single mutuatari

Questa nuova categoria di acquirenti è composta da persone relativamente giovani (35 anni l’età media), che sottoscrivono mutui per il 67 percento del valore dell’immobile, pari, in media, a 134mila euro, e sono disposti a legarsi alla banca per 25 anni. Più dei tre quarti (il 78 percento) richiede il prestito per comprare la prima casa, e il 54 percento preferisce il tasso variabile piuttosto che il fisso (35 percento).

Cifre diverse da quelle delle coppie. Gli sposati, infatti, chiedono somme più cospicue, perché più alto è il valore dell’abitazione che vogliono comprare. Centosessantamila euro è l’importo medio del mutuo richiesto dalle coppie, 200mila euro il valore medio della casa da acquistare, a riguardo dei 186mila euro di quella dei single.

Distribuzione geografica

C’è una parte del Centro e una regione a statuto speciale tra le aree in cui le persone sole accendono i mutui più alti. Primo il Lazio, con una media di oltre 150mila euro; al secondo posto il Trentino-Alto Adige (145mila euro); infine, la Toscana, con 140mila. Un’altra regione centrale e due del Meridione, invece, fra quelle dove i single chiedono le somme minori: Calabria (108.500 euro), Umbria (111mila) e Basilicata (118mila).

Genitori garanti

Andrea Polo di mutui.it spiega a vivereinarmonia.it: “Per i single, le differenze principali rispetto alle coppie sono tre: il monoreddito non viene quasi mai accettato per coprire il costo totale dell’immobile; generalmente, inoltre, la capacità di reddito della singola persona non raggiunge i parametri di sicurezza per il rapporto rata/reddito; infine, essendo i single spesso giovani, hanno forme contrattuali instabili come contratti a progetto o di apprendistato: nella quasi totalità dei casi la richiesta viene respinta a meno che non intervenga un garante, spesso i genitori”.

La precarietà, dunque, non scoraggia i giovani senza partner dal voler acquistare una casa propria, confermando il mattone come classico bene rifugio. Di fatto, però, stipendi spesso magri e rapporti di lavoro incerti impediscono una vera indipendenza dalla famiglia, costringendo i meno che trentenni soli a ricorrere all’indispensabile appoggio economico di quello che è ormai l’unico vero ammortizzatore sociale, il nido familiare.

Ma l’aiuto dei genitori non ha dappertutto la stessa entità: meno importante a Milano, dove chi è solo chiede mutui per il 67,6 percento del valore dell’immobile; più alto a Roma e Napoli, dove la percentuale coperta dal prestito scende rispettivamente al 61 e al 59,5 percento.

Categories: Mutui Tags: , , , ,

Affittare casa a Parigi? Impossibile. A meno che…

April 11th, 2010 No comments

ParisL’Italia è notoriamente una nazione di proprietari di case. Lo conferma anche una recente indagine Istat. Tuttavia, il popolo degli inquilini non è certo in minoranza, soprattutto da quando la crisi ha allungato la permanenza in affitto di chi progettava l’acquisto della casa.

Nel nostro Paese, quali garanzie richiede il proprietario al futuro inquilino? Considerando il classico contratto 4+4, i requisiti minimi necessari sono: carta d’identità, tre mesi di affitto anticipato e tre mesi di cauzione.

E se qualcuno ritiene che le garanzie richieste siano eccessive, sconsigliamo allora di cercare un appartamento in locazione a Parigi. Oltre ai requisiti “standard”, infatti, i nostri cugini d’oltralpe che mettono in affitto la loro casa sono soliti chiedere la presentazione della sua busta paga. Ma attenzione, perché il proprietario non si accontenterà di una busta paga qualsiasi: lo stipendio percepito deve essere infatti pari a quattro volte l’importo mensile dell’affitto. Solo così il padrone di casa può mettersi il cuore in pace e firmare il contratto.

Questa situazione, portata alla luce da un’inchiesta realizzata da Casa&Case del Sole 24 Ore, ha del paradossale, se si considera che per un appartamento di 80 mq, di media qualità, in una zona centrale di Parigi si arriva come niente a spendere 2.000 euro/mese. Quindi, chi volesse prenderlo in affitto dovrebbe presentare una busta paga che arrivi almeno a 8.000 euro.

Ben pochi possono permettersi uno stipendio del genere, anche se si presentano in coppia. Se poi si aggiunge che il reddito deve essere maturato in Francia, si comprende come un italiano non abbia praticamente nessuna possibilità di trovare casa in affitto a Parigi.

Non si tratta di un obbligo di legge, ma di una prassi consolidata che interessa tanto le zone centrali delle grandi città, quanto le periferie e le cittadine limitrofe, spiegano gli agenti immobiliari interpellati nel corso dell’indagine.

L’alternativa tuttavia esiste e si chiama affitto breve. Si tratta di appartamenti realizzati appositamente per essere locati per brevi periodi e dotati di tutti i comfort: mobili, biancheria, telefono, internet e servizio di pulizia settimanale. Una soluzione certamente più cara del normale affitto, ma pur sempre più economica dell’alloggio in hotel.

Il costo? Per un appartamento di 40 mq in centro, il canone mensile parte da 2.500 euro. Certo un bel prezzo, ma pur sempre la metà di quello che si spenderebbe per stare un mese in hotel.

Italiani, popolo di proprietari immobiliari

April 4th, 2010 No comments

ItalyChe in Italia la casa fosse considerata il “bene rifugio” per antomasia, non è una novità. L’ennesima conferma arriva dall’ultima indagine Istat “L’abitazione delle famiglie residenti in Italia”, che prende in considerazione i quattro principali titoli di godimento: proprietà, affitto e usufrutto o abitazione a titolo gratuito.

CASA DI PROPRIETÀ

Nel 2008, 16,9 milioni di famiglie italiane erano proprietarie dell’abitazione in cui vivevano, pari al 68,5% del totale. Di queste, il 13,4% stava pagando un mutuo. Una situazione che tocca soprattutto le giovani coppie senza figli (nel 36,6% dei casi), le coppie con figli minori a carico (23,2%) e i single con meno di 35 anni (19%).

Per quanto riguarda il tipo di alloggio, le abitazioni sono equamente distribuite tra appartamenti (il 50,5% degli immobili di proprietà), soprattutto nelle grandi città, e ville o case mono/bifamiliari, possedute dal 42,5% dei proprietari immobiliari.

E quanto incidono le spese per la casa sul bilancio familiare? I proprietari spendono in media 322 euro/mese, a meno che l’immobile non sia ancora gravato da un mutuo: in questo caso, la spesa media mensile per la casa può raggiungere 573 euro.

AFFITTO

Sempre nel 2008, 4,7 milioni di famiglie italiane abitavano in affitto, pari al 18,9% del totale. Nonostante la domanda e l’offerta di immobili in affitto sia aumentata in seguito alla crisi, si tratta comunque di una percentuale più bassa rispetto alla media Ue (24,3%, fonte Eurostat).

Anche in questo caso, l’Istat ha tracciato un identikit degli inquilini: si tratta soprattutto di single con meno di 35 anni (30,6% dei casi), famiglie monogenitori (26,7%), nuclei famigliari con redditi bassi (25,8%) oppure di giovani coppie senza figli (24,7%).

La stragrande maggioranza degli affittuari vive in appartamento (78,1% dei casi), mentre ben pochi (16,1%) possono permettersi di affittare ville o case mono/bifamiliari. I nuclei che abitano in locazione sono anche i più gravati dalle spese per la casa, che raggiungono una media di 535 euro/mese .

USUFRUTTO O TITOLO GRATUITO

L’abitazione in usufrutto o a titolo gratuito interessa invece 3,1 milioni di famiglie italiane, cioè il 12,6% dei nuclei residenti nel nostro Paese; una situazione più diffusa nelle regioni del sud (15,2%) e del centro Italia (13,1%).

Come nel caso dell’affitto, sono soprattutto i nuclei economicamente più deboli a fare ricorso a questa alternativa: single (27,1%), famiglie monogenitore (16,8%) e giovani coppie senza figli (15,5%). Il 17,5% di chi vive in usufrutto o a titolo gratuito sono infine over-65 che rimangono nella casa in cui hanno sempre vissuto, pur avendone ceduta la proprietà. Nell’83% dei casi si tratta di persone rimaste vedove.

L’unico vantaggio di questa alternativa si riscontra forse sul fronte delle spese mensili per l’immobile, che ammontano in media  a 197 euro/mese. Decisamente inferiori a quelle sostenute da chi vive in affitto o in un immobile di proprietà.